sabato, 02 maggio 2009

madonna del rosarioCari figli! Già da lungo tempo vi do il mio Cuore materno e vi porgo mio Figlio. Voi mi rifiutate. Permettete che il peccato vi avvolga sempre di più. Permettete che vi conquisti e vi tolga la capacità di discernimento. Poveri figli miei, guardatevi intorno e osservate i segni del tempo. Pensate di poter vivere senza la benedizione di Dio? Non permettete che la tenebra vi avvolga. Anelate dal profondo del cuore a mio Figlio. Il Suo Nome dissipa la tenebra più fitta. Io sarò con voi, voi solo chiamatemi: “Eccoci Madre, guidaci!”. Vi ringrazio!

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categoria:vergine santa, parole chiare
sabato, 04 aprile 2009
1Beato il marito di una donna virtuosa;
il numero dei suoi giorni sarà doppio.
2Una brava moglie è la gioia del marito,
questi trascorrerà gli anni in pace.
3Una donna virtuosa è una buona sorte,
viene assegnata a chi teme il Signore.
4Ricco o povero il cuore di lui ne gioisce,
in ogni tempo il suo volto appare sereno.
5Tre cose teme il mio cuore,
per la quarta sono spaventato:
una calunnia diffusa in città, un tumulto di popolo
e una falsa accusa: tutto questo è peggiore della morte;
6ma crepacuore e lutto è una donna gelosa di un'altra
e il flagello della sua lingua si lega con tutti.
7Giogo di buoi sconnesso è una donna malvagia,
colui che la domina è come chi acchiappa uno scorpione.
8Gran motivo di sdegno una donna ubriaca,
non riuscirà a nascondere la vergogna.
9La scostumatezza di una donna è nell'eccitazione degli sguardi,
si riconosce dalle sue occhiate.
10Fa' buona guardia a una figlia libertina,
perché non ne approfitti, se trova indulgenza.
11Guàrdati dal seguire un occhio impudente,
non meravigliarti se ti spinge verso il male.
12Come un viandante assetato apre la bocca
e beve qualsiasi acqua a lui vicina,
così essa siede davanti a ogni palo
e apre a qualsiasi freccia la faretra.
13La grazia di una donna allieta il marito,
la sua scienza gli rinvigorisce le ossa.
14È un dono del Signore una donna silenziosa,
non c'è compenso per una donna educata.
15Grazia su grazia è una donna pudica,
non si può valutare il peso di un'anima modesta.
16Il sole risplende sulle montagne del Signore,
la bellezza di una donna virtuosa adorna la sua casa.
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lunedì, 09 marzo 2009
La nuova linea della Casa Bianca
Linea di staminali inservibile
Ma Obama deve pagare il conto
La lobby internazionale che vuole produrre staminali embrionali umane passa all’incasso: il presidente americano Obama annuncia un provvedimento che amplierà i finanziamenti federali a questo tipo di ricerca negli Usa, mantenendo le promesse fatte in campagna elettorale. E d’altra parte, al momento dell’elezione di Obama sono state proprio le azioni di alcune grandi compagnie bio-tech impegnate in questo settore a schizzare in Borsa.

Ma a scanso di equivoci, è bene ricordare che non è mai esistito alcun divieto in questo senso, negli Stati Uniti, neppure da parte dell’amministrazione Bush: staminali embrionali umane sono state studiate ovunque con fondi privati, e in molti Stati, come ad esempio la California, pure con fondi pubblici statali. Anche i finanziamenti federali potevano essere utilizzati ma limitatamente ad alcune linee cellulari, ovvero quelle prodotte fino all’agosto 2001. In altre parole, il presidente Bush aveva impedito di utilizzare i fondi federali per continuare a distruggere embrioni umani, consentendo invece di utilizzare le linee cellulari già esistenti all’inizio del suo mandato presidenziale per proseguire questo filone di studi.

A dimostrare l’effettiva libertà di ricerca nel settore c’è l’autorizzazione nei primi giorni della presidenza Obama della prima e unica sperimentazione con questo tipo di cellule da parte dell’Fda, l’agenzia di farmacovigilanza americana, evidentemente frutto del lavoro degli anni precedenti, durante l’aborrita amministrazione Bush. Quindi se a più di dieci anni dalla produzione della prima linea di staminali embrionali umane la ricerca del settore è ancora in alto mare non è certo per la mancanza di denaro: centinaia di linee cellulari embrionali sono già a disposizione dei ricercatori che lo vogliono, e, d’altra parte, in Paesi come Corea, Singapore e Cina, dove difficilmente si può parlare di ostacoli di natura etica, i finanziamenti sono sempre stati a dir poco generosi.

Ma la soppressione di centinaia di migliaia di embrioni umani nei laboratori di tutto il mondo non ha portato a nessuno dei risultati tanto sbandierati. La ricerca più promettente del settore è invece quella promossa dal ricercatore giapponese Shynia Yamanaka che è riuscito a far 'tornare indietro' le cellule adulte, fino ad uno stadio simile a quello delle embrionali: oggi si parla di «Ips» (staminali pluripotenti indotte), il cui principio è stato scoperto lavorando su cellule embrionali di topo, non certo su quelle umane. D’altra parte per la medicina rigenerativa le cellule necessarie sono quelle con lo stesso dna del malato per poterne sostituire altre distrutte da patologie, evitando problemi di rigetto: facile ottenerle con le Ips, finora impossibile con le embrionali.

La cosiddetta «clonazione terapeutica», tanto magnificata per le sue presunte virtù, non è mai stata realizzata in alcun laboratorio del mondo. E se parlare di terapie e cure dietro l’angolo con le Ips sarebbe senz’altro prematuro, con le embrionali umane si insisterebbe in quella che è stata definita «ricerca che non trova». Perché allora tanto battage e altrettanti plausi per la scelta di Obama? Perché dietro la bandiera della libertà di ricerca – che come abbiamo visto c’è sempre stata, in America come ovunque – c’è solo la volontà di ottenere soldi per la propria ricerca, operano lobbies che hanno investito nelle staminali embrionali senza avere risultati e tentano di rimanere a galla cercando altri finanziamenti, non volendo cambiare rotta per non perdere la propria reputazione, e soprattutto il denaro investito.
Assuntina Morresi
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categoria:usa , cellule staminali, embrioni
venerdì, 06 marzo 2009
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venerdì, 06 marzo 2009

da un pò di tempo non riportiamo un editoriale di marina corradi.

e quindi ecco qui le sue parole, riferite al grande San Paolo.(ricordo che siam nell'Anno Paolino):

Rivol­gendosi ai ragazzi nel messaggio per la prossima 24ª Giornata mondiale della gioventù Benedetto XVI ha parlato di un giovane, «uno come voi», sui venti o venticinque anni. Uno che duemila anni fa se ne andava a cavallo verso Damasco, fiero della Legge di Mosè e deciso ad affermarla con la forza contro ai suoi nemici. Quel tal ragazzo dunque, ha rievocato il Papa, improvvisamente abbagliato da una gran luce cadde da cavallo, mentre una voce gli chiedeva: Saulo, perché mi perseguiti?
  Ben nota è poi la storia di colui che scrisse: «Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente», e aprì la strada a generazioni di cristiani.
  Ma colpisce nel messaggio papale quella annotazione, «era un giovane come voi». Paolo, uno come voi, nel fiore dell’età, e forte, e certo dei suoi disegni; Paolo disarcionato a terra sulla sabbia della strada per Damasco, costretto a domandare in ginocchio a quel Dio ignoto: chi sei?
  È paolino il percorso che porterà verso la Gmg di Madrid del 2011: «Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede», è il tema. E Paolo, dice non a caso il Papa, era un giorno come uno di voi. Uno che aveva tutto, all’apparenza, e a cui però mancava l’essenziale: la speranza, la grande speranza dei cristiani. Che non è una speranza contingente, né attesa di fortunati destini, né il disporre le cose in modo che, ragionevolmente, ce la caviamo. La grande speranza, dice Benedetto, «può essere solo Dio». Un Dio che conosce e ama ciascun uomo, e che promette a ciascuno «il centuplo quaggiù», e la vita per sempre. La speranza dunque è senso che colmi ogni giornata, per quanto sfortunata o dolorosa o banale.
  Martedì, sulla prima pagina di
Repubblica Pietro Citati sosteneva che l’evangelista Giovanni «non provava il minimo interesse per la vita quotidiana», per l’«insignificante» nascere e morire degli uomini, ma solo tendeva alla vita eterna.

È vero esattamente il contrario: già 'questa' vita dalla promessa di Cristo è colmata, così che l’eterno con Cristo si è fatto quotidiano.
  Ed è questo che il Papa continua a dirci: «La fede – ha scritto nella
Spe salvi
  – non è soltanto un personale protendersi verso le cose che devono venire ma sono ancora totalmente assenti (...) Essa attira dentro il presente il futuro, così che quest’ultimo non è più il puro 'non-ancora'.
  Il fatto che questo futuro esista, cambia il presente; il presente viene toccato dalla realtà futura, e così le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in quelle future». È la speranza, dice il Papa, la questione fondamentale dell’oggi, quando «l’oblio di Dio» si allarga in «evidente smarrimento, con risvolti di solitudine e violenza». E qui parla dei giovani – e «purtroppo», dice «non sono pochi» – «feriti della vita», esposti alla deriva di un vuoto
familiare o di un’educazione distratta. Come, si chiede, annunciare la speranza anche a loro?

(Perché, dice il Papa, «il desiderio di amore vero e di felicità non si spegne», neanche in quelli che paiono i peggiori).


  Come annunciare? La speranza, ripete Benedetto XVI con l’insistenza con cui si dice qualcosa di troppo a lungo dimenticato, «non è un ideale o un sentimento, ma una persona viva: Gesù Cristo».
  Non è un 'valore' o un’astratta nobile morale: è un Dio vivo, è un Dio accanto, cui l’uomo sta a cuore. Un Dio che dice ai giovani seguaci del nulla, ai violenti, a chi sembra perduto e gli è dunque ancora più caro: la speranza, sono io. Come lo disse un giorno a un giovane ebreo persecutore di cristiani, uno che si sentiva giusto e 'a posto'. E per farsi sentire dovette buttarlo giù dal suo orgoglioso cavallo: perché quello, a vent’anni, potente, pago di sé, non ne voleva sapere di ascoltare.

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categoria:repubblica, benedetto xvi, san paolo, piero citati, gmg madrid
giovedì, 05 febbraio 2009

Coraggioso Crisafulli. Guardate cosa ha rivelato poche ore fà:

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo440590.shtml

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martedì, 03 febbraio 2009
IL VANGELO DI OGGI PROCLAMAVA:

- un padre(Giairo) implora Gesù per la Guarigione della propria figlia.

- gli amici gli dicono :"Tua figlia è morta!!

- dopo la guarigione Gesù dirà: "DATELE DA MANGIARE"



viceversa ecco la cronaca odierna:

- un padre implora allo STATO la MORTE della propria figlia


- il medico "amico" afferma lapidario: "TUA FIGLIA E' MORTA diciassette anni fà!!!"


- il TRIBUNALE sentenzia: "TOGLIETELE DA MANGIARE E BERE!!!"
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categoria:eutanasia, pensiero anticristico
lunedì, 02 febbraio 2009
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martedì, 20 gennaio 2009

riporto, con molta soddisfazione, la bella risposta che Dino Boffo dà a due lettere su "avvenire" odierno (martedì 20 gennaio 2008).

Il tema è la campagna in atto (con una strana complicità raitre-secolo XIX) contro i Sacerdoti Cattolici e la loro "corona" ossia CELIBATO e CASTITA.

inutile dire che con questo intervento dino boffo riconcquista tutta la mia stima che si era un pò appannata dopo l'intervento (eterodiretto?)al tg1 a favore dell'adultero casini ed il suo allegro partito(il caso mele è solo la punta dell'iceberg).

 

Caro Direttore, se ancora giovedì 15 avevo qualche dubbio, dal giorno successivo sono convinto che la storia di 'padre Felice' del Secolo ligure è stata una gran 'bufala'. Il pensiero si era già fatto avanti qualche giorno prima, quando i responsabili del sito Internet del Secolo XIX non hanno pubblicato nel forum dei commenti pubblici la mia opinione, logicamente contraria alla linea della redazione. Perché riferire una voce, se si è a posto? Rimane un mistero l’identità del – presunto – padre Felice. Sarebbe stato più lineare fornire il nome del sacerdote o querelare chi ha messo in dubbio la veridicità della testimonianza. Nulla di tutto ciò.
  Solo il tentativo di mettere fuori strada il lettore. Per quale ragione, altrimenti, a supporto della 'sua' verità, il Secolo XIX avrebbe cercato di 'gemellare' il suo 'padre Felice' con il sacerdote intervistato da Rai3 nella trasmissione 'Racconti di vita' di domenica scorsa? Perché, non contento del polverone sollevato, pubblicare le dichiarazioni di un ex prete, settantenne, continuando a definirlo 'don' anche se ridotto allo stato laicale e quindi non più impegnato ministerialmente?
  Abbia pazienza, se torno sull’argomento. Immagino che lei preferirebbe chiudere la storia per lo squallore della polemica mediatica innescata contro Avvenire, ma a me non va proprio giù di veder gettare fango sulla mia Chiesa, sul mio oratorio, sul mio servizio di educatore dell’Azione Cattolica di Genova. In questi giorni troppe volte per la mia appartenenza alla Chiesa ligure mi sono sentito apostrofare per strada, troppe volte ho sentito gente comune parlare di una Chiesa malata, sporca. Basta, con questo gioco al massacro. I ragazzini ai quali dedico il mio tempo di volontariato non meritano questa pubblicità, così ideologicamente falsa ed espressione di un anticlericalismo che pensavo non appartenesse più alla mia terra. Al mio secolo.
 Luca Genovese, Genova

 Caro Direttore, lei sa già che spesso l’ostacolo che trattiene dall’acquisto di Avvenire è la mancanza della cronaca locale. Il desiderio di mantenersi al corrente su quanto capita nella propria provincia è una molla molto forte per chi ha a cuore le vicende sociali e politiche del proprio territorio e se un giornale è alla portata del mio budget, due sono fuori portata.
 
Così, finora mi accontentavo di acquistarvi la domenica e negli altri giorni provi a indovinare a quale giornale mi rivolgevo, io genovese?
  Però, ora la misura è colma. Mi sono stufato, come cattolico, di essere sbertucciato in questo modo. Non c’è alcun altro ambito in cui accetterei di pagare per farmi offendere; mi sembrerebbe una 'perseveranza diabolica' continuare col quotidiano. La vicenda di 'padre Felice' mi ha dato uno scossone fortissimo, in un certo senso mi ha svegliato; oggi (14 gennaio) il colpo di grazia con una pagina due col piede dedicato a 'don' Barbero – il giornale continua a definirlo così, incurante del fatto che non abbia più diritto alla qualifica, perché ridotto allo stato laicale – che osanna i preti omosessuali, senza che il giornale dica 'et' sulla manifeste incongruenze sui numeri citati. E così faccio il salto. Sto con chi mi rispetta, anche se dovrò pagare il prezzo della rinuncia alla cronaca locale: la sbircerò al bar. Non mi deluda, però: continui a fare un bel giornale, serio, accurato, vigoroso.

 Giorgio Caviglia


R
ispetto i vostri racconti, cari amici, e non metto lingua nel rapporto vostro con i media locali.
  Mi sono trovato mio malgrado coinvolto, nella vicenda cui vi riferite, e anche per questo avrei preferito starmene ora in disparte. L’ultima cosa che desidero è dare l’impressione, a questo punto, che ci sia di mezzo qualcosa di personale: no, proprio nulla di personale con chicchessia.
  Abbiamo discusso animatamente, ognuno ha difeso il proprio punto di vista, qualche elemento di chiarezza nonostante tutto è emerso ed è a disposizione di chiunque lo desideri: ora si guarda avanti, senza rancore. Che poi nella comunità cristiana emergano di tanto in tanto situazioni di sofferenza, noi lo sappiamo. Non siamo così sciocchi da pretendere il silenzio da parte dei mezzi di comunicazione, quando c’è da dare una notizia per noi scomoda. Quello che ci
attendiamo, e che crediamo sia nostro diritto pretendere, è che non ci si inzuppi il pane. Che non si enfatizzino oltre misura i fatti; non li si riproponga anche quando non c’è l’impellenza della cronaca; non si facciano allusioni gratuite; non si seminino segnali mafiosi.
  Intuisco che si vuol screditare la scelta della castità, quale atteggiamento demodé.
  Abbassando l’unità di misura, tutti possono fare i cavalieri. I colleghi laici però non devono stupirsi che noi cattolici difendiamo i nostri preti. Lo facciamo peraltro con lucidità e profonda convinzione.
  Senza assolutismi, senza nevrosi.
  La vita dei nostri preti e dei religiosi si svolge sotto gli occhi di tutti: abitano quasi sempre in case modeste, hanno auto spesso sgangherate, sono a disposizione di chiunque si rivolga a loro per una parola o un aiuto materiale, sono fedeli alle promesse pronunciate al momento della loro ordinazione e testimoniano con coerenza, in condizioni sovente difficili, i valori evangelici. Non raramente sono soli. Passano il loro tempo in oratorio, o tra le aule del catechismo, corrono nelle famiglie appena vi è un bisogno. In canonica magari non c’è nessuno che li accudisca: dai pasti alle pulizie, ogni incombenza è sulle loro spalle. Tutti premono sul loro tempo, tutti
chiedono attenzione. Ma chi è per loro? Difenderli – isolando i pochi casi di accertata immoralità – non è un atto di condiscendenza ma di onestà, un dovere dell’intelligenza e del cuore. Tanto più urgente, quanto più loro appaiono esposti e indifesi. Nel corso della mia vita, lo ammetto, mi sono imbattuto in tanti sacerdoti, tante suore, e parecchi vescovi: debbo dire che ho incontrato solamente persone per bene. Un caso? Non credo proprio. Qualcuno può non risultare particolarmente simpatico, ma che significa?
  Eppure - si obietta - ci sono anche sacerdoti che sbagliano, fanno scelte fuori dal seminato, e smentiscono quello che annunciano. È successo e – temo – potrebbe risuccedere. D’accordo, e – ahimè – dov’è la novità strabiliante? Ma anche in questo caso, perché infierire? Perché farne fenomeni da baraccone? O rappresentarli come se chi sbaglia fosse il modello, il prototipo di prete che copre e schiaccia tutti gli altri? Alla fine, se ci si pensa, sono persone che in mezzo a noi danno la vita per gli altri, e la danno anche per quanti se ne fregano di loro. Con ciò non intendiamo mettere la mordacchia a chicchessia. Se però con le nostre scelte di tutti i giorni, anche quelle che comunemente si fanno all’edicola, stiamo imparando a «difenderci», nessuno se ne stupisca. Esattamente come nessuno può pretendere che gli altri si comportino da allocchi, soltanto per compiacere qualche suo proprio interesse.
 

postato da: cosimo71 alle ore 11:32 | Permalink | commenti (2)
categoria:casini, mele, pere, celibato, preti, castità, secoloxix, dino boffo, politici adulteri
giovedì, 08 gennaio 2009

sarò pur libero di NON dar il mio VOTO
ad una persona che vive in stato di peccato mortale?
(adulterio, concubinato)?


se vi interessa:

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postato da: cosimo71 alle ore 14:48 | Permalink | commenti (1)
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